Pedibus a Spilimbergo, si può fare?

Meno di dieci giorni all’inizio della scuola, tutto pronto? Zaino, quaderni, astuccio, libri… organizzazione familiare? Gli orari della scuola incidono parecchio sulla famiglia, tanto più lungo è il percorso casa-scuola. Inoltre non sempre c’è grande socializzazione tra i genitori, e i casi di ottimizzazione (un adulto a turno che accompagna figli anche non suoi) sono sempre merce rara. Continue reading

Il mio incarico nell’ASP Spilimbergo

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9 aprile 2016: il Sindaco di Spilimbergo nomina il nuovo CdA dell’Azienda di Servizi alla Persona di Spilimbergo. Il giorno successivo, nella riunione di insediamento, vengo eletto Presidente con il voto unanime degli altri consiglieri Lucia Cozzi, Roberto Deiust, Mara Scarsella, Ennio Tomizza.

Comincia così il mio primo incarico istituzionale, un ruolo tra l’altro non da poco visto che l’ASP ha un fatturato che viaggia vicino ai 10 milioni e in ragione di ciò è sicuramente una delle più importanti aziende di Spilimbergo. Continue reading

E se gli austriaci in Tagliamento li portassimo noi?

Tagliamento zona protetta, da tutelare, accessi regolamentati e vigilanza stretta… Un altro dei ritornelli frequenti a Spilimbergo, pur consapevoli che la carta si lascia scrivere, ma la realtà spesso è complessa. Da tempo l’usanza di abbandonare i rifiuti nell’ambiente è messa all’indice e severamente punita, ma concretamente è pressoché impossibile beccare i colpevoli. Continue reading

Spilimbergo resti con la Pedemontana

logoAutonomieLocaliDopo l’approvazione del Piano regionale per il riordino territoriale, si è aperto il dibattito sul futuro di Spilimbergo. Secondo il piano dell’assessore Panontin, la destinazione ideale è l’unione con i Comuni della montagna pordenonese, di cui sarebbe “capofila” assieme a Maniago. Il Sindaco Francesconi invece rilancia, proponendo di aggregarsi a San Vito al Tagliamento. Viste anche le diverse appartenenze politiche, subito centrodestra e centrosinistra hanno stilato l’elenco dei possibili risvolti positivi per le rispettive opzioni, chiaramente arrivando a polarizzare il dibattito.

Prima di discutere del metodo, chiariamo l’obiettivo: razionalizzare le competenze e le risorse a disposizione su territori omogenei e più vasti degli attuali Comuni. Sacrosanto e, per alcuni settori, addirittura ancora insufficiente: sto pensando alla gestione dei rifiuti, che in FVG dovrebbe avere almeno dimensione provinciale/regionale. E ancora: pianificazione territoriale, amministrazione contabile, tributi, turismo, ambiente, polizia locale, tutti ambiti in cui l’unione darebbe maggiori strumenti e meno sprechi a vantaggio dell’intero territorio, condividendo le migliori risorse e competenze.

In tutto questo, vedo più naturale e maggiormente ancorato alla storia spilimberghese un legame con le valli che vi convergono piuttosto che con il Sanvitese. Ma, aggiungo, se ci sono opportunità di sviluppo anche con quest’area, forse che le istituende Unioni formeranno una barriera invalicabile? La fusione tra i Consorzi Industriali sta procedendo in autonomia, se Spilimbergo resta con la Pedemontana non colgo un contrasto ma semmai un vantaggio in più per la zona.

L’obiettivo, come chiarito sopra, è ottimizzare e condividere le migliori risorse. Lo strumento è la sinergia, quale che sia la forma burocratica. Se è vero che Spilimbergo ha moltissimi tratti in comune con il Sanvitese, ne faccia buon uso per essere il “ponte” tra la “sua” montagna e la pianura. Un ruolo delicato, ma che può portare ancora più benefici se giocato con la giusta attenzione.

Educare, la vera sfida politica

educazione-civicaResponsabilizzare i “bulli” per prevenire gli atti vandalici: il tema è emerso in questi giorni a proposito del protrarsi di episodi di inciviltà ad opera di giovani e giovanissimi ai danni di strutture pubbliche (esempio principe il Terminal 2, ma anche altri luoghi). L’ipotesi circolata sulla cronaca locale di prevedere la “paghetta” per alcuni soggetti più problematici a fronte di piccoli lavori di manutenzione viene “bocciata” dai “bravi ragazzi” dell’Oratorio, di cui si fa portavoce il direttore Gigi Sedran (leggi l’articolo).

Si tratta di un segnale importante: dei giovani cittadini valutano criticamente l’indirizzo dell’Amministrazione comunale nei loro confronti, portando il discorso sul delicato piano dell’educazione. Forse qualcosa sta cambiando, e in meglio, se dei ragazzi (alcuni non ancora maggiorenni) rivolgono la loro attenzione al tema e dedicano una riflessione alle proposte della politica locale. Un pensiero che non va trascurato, anche perché – si apprende ancora dalla stampa locale – il tavolo di lavoro che si dedicherà all’argomento vede convocate istituzioni e forze dell’ordine: è vero che la scuola sarà presente ma, parliamoci chiaro, l’istruzione e l’educazione non sono esattamente la stessa cosa. Anche altre realtà – e l’Oratorio ne è un esempio importante – hanno certamente qualcosa da dire in merito.

In questi stessi giorni troviamo in cronaca il tema dell’abbandono dei rifiuti; sulla cronaca di Pordenone si parla di senso civico in picchiata; nelle scuole ad ogni livello si riscontra una preoccupante mancanza di senso civico e di responsabilità negli alunni, che generalmente dimostrano difficoltà ad accettare le più banali regole della convivenza sociale. Credo sia quasi banale affermare che alla grave crisi economica si sovrapponga una gravissima crisi culturale e valoriale, che contribuisce ad aggravare gli effetti della prima perché ostacola il senso di corresponsabilità civile. Il pensiero comune ci ha portati a tenere in sempre minor conto la cosa pubblica, che diventa cosa nostra solo se ci è direttamente utile; questa filosofia, trapiantata nei giovani e negli adolescenti in cerca della propria maturità, può arrivare agli estremi peggiori del vandalismo.

Qualsiasi progetto di tipo politico, quindi, deve necessariamente coinvolgere anche l’aspetto culturale, ricreando il terreno più favorevole alla partecipazione e all’interesse pubblico del bene comune. Solo così le varie proposte potranno essere pienamente efficaci. Un esempio: la raccolta differenziata dei rifiuti, in tutti i Comuni in cui il tema è stato affrontato, ha presto raggiunto soglie importanti e superiori al 70%. Ma solo laddove oltre alla nuova metodologia introdotta si è affiancato un concreto coinvolgimento della popolazione la percentuale si è elevata a livelli realmente virtuosi.

Educare alla partecipazione e alla corresponsabilità, la vera sfida politica per il nostro futuro.