Curva pericolosa sulla Cimpello-Gemona

Il Patto per l’Autonomia, in prima linea per la salvaguardia ambientale, ha segnalato con preoccupazione un ordine del giorno approvato dal Consiglio Regionale in coda alla seduta per l’assestamento di bilancio.

L’OdG, partendo dal “recovery plan” che l’Italia dovrà presentare entro ottobre per poter ottenere dall’Europa il Recovery Fund, impegna la Giunta ad attivarsi con il Governo per “sbloccare la realizzazione delle opere infrastrutturali strategiche”. Tra queste, al secondo punto, “adeguamento e completamento del raccordo autostradale A23-A28 Cimpello-Sequals-Gemona”; difficile non condividere la preoccupazione di Moretuzzo.

Punto primo: di cosa parliamo realmente?

Ultima stima dei costi 975 milioni di euro. Siamo ancora in attesa dello studio di fattibilità (292mila euro) commissionato nel 2019 da Pizzimenti e che prevede anche “lo studio per l’adeguamento del ponte sul Tagliamento a Dignano”. Appare soluzione di buon senso, nonché più economica (circa il 30% in meno), sfruttare opere già presenti o comunque in fase di realizzazione come i raccordi tra Dignano e Barbeano, e investire fondi in un’opera unica che risolva anche il nodo dell’onorevole ma vetusto ponte tra Spilimbergo e Dignano. Con ulteriore spirito progettuale, sarebbe auspicabile rivolgere un pensiero anche alla ciclabilità, risorsa economica su cui occorre puntare con decisione per il futuro del nostro territorio.

Punto secondo: a pensar male si fa peccato…

Ma la vicinanza temporale con la questione relativa alla candidatura del Tagliamento a patrimonio Unesco è almeno fastidiosa. Vero che la mozione proposta dalle minoranze non era lo strumento migliore per sollevare il tema, ma se davvero Scoccimarro ha intenzione di tutelare il fiume è bene che inizi a dare segnali concreti. Il progetto unico di tutela del Tagliamento assieme alle sorgenti del Piave, confidando che non sia semplicemente un’uscita fumosa, è comunque un’assurdità nel momento in cui sarebbe già il solo Tagliamento presenta una tale varietà di situazioni da rendere complesso gestire un ipotetico parco naturale in maniera unitaria.

Punto terzo: e il Contratto di Fiume?

Da qualunque parte la si veda, la questione Tagliamento e i relativi aspetti ambientali e di sicurezza sono argomento troppo importante e articolato perché qualunque amministrazione possa sentirsi titolata a decidere autonomamente la strategia da seguire. Scoccimarro ha parlato mesi fa di Contratto di Fiume, Legambiente è sulla stessa lunghezza d’onda, in Regione esiste già un’esperienza analoga sul Natisone. Cosa aspettiamo? Non si abbia paura a condividere questo processo, per quanto lungo e articolato possa essere.

Punto quarto, e ultimo: il proponente?

Di tutto quanto sopra esposto, cosa pensa il primo firmatario di questo OdG, Emanuele Zanon di Cavasso Nuovo? L’unico rappresentante regionale della pedemontana pordenonese esce con leggerezza su un tema potenzialmente catastrofico per questo territorio; certamente il tenore del documento non permetteva di entrare nel dettaglio tecnico della scelta del tracciato, ma c’è da augurarsi che lo stesso fervore per il rilancio delle infrastrutture si applichi anche alla minimizzazione del loro impatto.

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