L’omosessuale è un problema?

Il teologo che insegna all’università vaticana che fa coming out e dichiara la propria omosessualità, nonché la propria relazione con un altro uomo, è una storia degna di un romanzo. Talmente preparata che è già pronto un libro, tradotto in italiano e in polacco; non è ancora pronta invece la lettera che mons. Charamsa dice di voler inviare al Papa. Forse sta ancora scegliendo la lingua in cui scrivere.

Chiarisco subito una cosa: ho il massimo rispetto per qualsiasi tipo di diversità, in particolar modo se questa diventa motivo di discriminazione. Per questo, di Charamsa non mi disturba che sia omosessuale, ma che ne faccia uno spot personale. A ben pensarci, l’orientamento sessuale di un sacerdote cattolico è cosa di ben poca importanza nell’esercizio della sua funzione, visto che ha scelto liberamente il celibato.

Se poi, come può umanamente succedere, nel corso della sua vita decide di non seguire più questa scelta, semplicemente segue la strada di rinunciare al sacerdozio e intraprendere una vita comune. Non mi sembra dunque corretto annunciare di avere una relazione omosessuale senza prenderne le relative conseguenze e dimettersi: perché attendere la cacciata? Ambizione a diventare martire dell’omosessualità?

Se l’obiettivo era provocare una riflessione del Sinodo sul tema, credo sia abbastanza prevedibile che otterrà l’effetto opposto; anziché sperare in un’eventuale apertura, quasi fosse una sentenza a richiesta, è evidente che viste le modalità dell’outing i vescovi quanto meno “sorvoleranno” sul tema.

Ad immediata riprova che queste forme di “gay pride” non favoriscono la riflessione ma anzi acuiscono i toni, la “pacata” uscita di Salvini: “Dove andrà a finire la Chiesa Cattolica di questo passo?”. Riflessione da osteria, e questo vorrebbe governare l’Italia…

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