Macroregioni – per approfondire

MACROREGIONI al posto delle REGIONI – Superare al più presto le OBSOLETE REGIONI con aree territoriali demograficamente e geomorfologicamente omogene – E il progetto “MACROREGIONI” non è solo finanziario, di spesa: è un’esigenza organizzativa urbana confacente alla mutazione dei tempi.

Approfondimento tratto dal blog Geograficamente | conservazioni e trasformazioni virtuose del territorio.

Regioni: ridurre e razionalizzare

Due deputati dem, Roberto Morassut e Raffaele Ranucci, hanno preso carta e penna per ridisegnare la cartina d'Italia. Ne è uscito fuori UNO STIVALE DIVISO IN DODICI AREE, OMOGENEE PER «STORIA, AREA TERRITORIALE, TRADIZIONI LINGUISTICHE E STRUTTURA ECONOMICA». Alcune sono frutto di una semplice addizione (il Triveneto con Friuli, Trentino e Veneto, oppure l'Alpina con Piemonte, Valle d'Aosta e Liguria). Altre invece mettono assieme province di Regioni diverse: il Levante "ospita" Puglia, Matera e Campobasso, mentre la Tirrenica tiene assieme Campania, Latina e Frosinone. Solo Sicilia e Sardegna manterrebbero il privilegio dello statuto speciale. (Tommaso Ciriaco, da “la Repubblica” del 23/12/2014)

A sorpresa a fine 2014 è spuntato il dibattito sulle macroregioni, partendo dalla proposta del democratico Morassut di portare a 12 le attuali 20 Regioni. Roma Capitale più una serie di vari accorpamenti e smembramenti, nel complesso un guazzabuglio difficilmente realizzabile. Ma l’idea di base non è poi sbagliata: è ormai patrimonio comune che più delle Province sono le Regioni gli enti con maggiori spese (e con maggiori scandali, da Fiorito a Ballaman in avanti ce n’è ovunque…). In calce allego alcuni interventi in merito.

In tutte le situazioni presentate appare scontato che il Friuli Venezia Giulia, che nel recente passato è riuscito a togliere il trattino dalla denominazione, finirebbe in una macroregione triveneta con Veneto, Trentino e Alto Adige. Fine di una specialità? O piuttosto estensione della stessa, magari beneficiando della maggior “scaltrezza” degli altoatesini e del maggior peso politico di Venezia? Se il baricentro fosse per ipotesi Padova, quanto davvero diventerebbe più scomodo rispetto a Trieste? All’interno del nuovo Triveneto anche la riorganizzazione delle Province avrebbe un senso diverso, potendo meglio ridivedere territori tra loro omogenei senza scatenare guerre di confine (es: Portogruaro, Sappada…).

Un ultima nota dedicata agli autonomisti friulani e ai sentimentali: non toccatemi il Friuli, anche per me è speciale il legame con la nostra terra. Ma lasciamo che resti un prezioso bagaglio culturale, da tutelare e curare anche come risorsa; l’organizzazione amministrativa è giusto che segua altri criteri.

Dibattito sulle Macroregioni – dal Messaggero Veneto del 07/01/15
Perchè diciamo SI alle macroregioni – insiemeweb del 29/12/14
Ecco come cambiano le regioni francesi – formiche.net del 18/12/14

Così si mette in sicurezza il Tagliamento

Tagliamento, via la ghiaia: disco verde ai cavatori – Cronaca – Messaggero Veneto.

Con il primo intervento di rimozione della ghiaia per 10800 mc finalmente l’amministrazione regionale compie un passo vero l’unica direzione ragionevole per porre in sicurezza il bacino del Tagliamento. L’incubo delle casse di espansione è ormai un ricordo, anche grazie alle battaglie di associazioni e sindaci della zona; altre più o meno probabili grandi opere iniziavano a sentirsi nominare. Ma come spesso accade la soluzione ce la da la storia: solo fino a pochi decenni fa era possibile intervenire nella golena per raccogliere legna e ghiaia, e il buon senso della gente ha fatto sì che questa operazione avesse effetti positivi sull’equilibrio idrogeologico senza penalizzare la tutela ambientale.

L’augurio è che questi sghiaiamenti rientrino in una visione più ampia e un progetto serio di gestione delle zone fluviali, non solo il Tagliamento ma tutta la Regione: l’esempio più eclatante è il Varma, che regolarmente pone in ostaggio l’intera Valcellina. E sicuramente non mancano altri esempi in Carnia, sul bacino del Natisone o in Canal del Ferro.

Tagliamento, via la ghiaia: disco verde ai cavatori - Cronaca - Messaggero Veneto

Lgbt nelle scuole: rieducazione in corso?

Diverse_families_kle_fe62ed2b1eUn sostanziale “lavaggio del cervello”: così Gianluigi Gigli ha definito la strategia UNAR (Ufficio Nazionale Anti-discriminazioni Razziali) che sta portando nelle scuole “una nuova ideologia del gender” (ancora parole di Gigli) e raffigurando la famiglia tradizionale come uno stereotipo superato e oscurantista.

Non solo Economia e Lavoro sono il “pane” del Governo, ma anche argomenti di minore attualità come la Scuola. Pensando che il premier Matteo Renzi ha fin da subito sottolineato l’importanza di ripartire da qui per costruire un futuro migliore, e considerato il suo percorso di educatore scout – percorso che credo di conoscere bene, soprattutto nei valori – spero fortemente che possa intervenire seriamente anche in questa materia. Così come un ruolo fondamentale dovrà giocare il Nuovo Centrodestra, che in questo Governo deve appunto garantire i valori condivisi del PPE, l’importanza della famiglia naturale come perno della società.

Di seguito riporto il video integrale dell’interpellanza dell’on. Gianluigi Gigli (Popolari per l’Italia). A fondo pagina in allegato i documenti originali e l’articolo apparso su Avvenire sabato 15 marzo

Educare, la vera sfida politica

educazione-civicaResponsabilizzare i “bulli” per prevenire gli atti vandalici: il tema è emerso in questi giorni a proposito del protrarsi di episodi di inciviltà ad opera di giovani e giovanissimi ai danni di strutture pubbliche (esempio principe il Terminal 2, ma anche altri luoghi). L’ipotesi circolata sulla cronaca locale di prevedere la “paghetta” per alcuni soggetti più problematici a fronte di piccoli lavori di manutenzione viene “bocciata” dai “bravi ragazzi” dell’Oratorio, di cui si fa portavoce il direttore Gigi Sedran (leggi l’articolo).

Si tratta di un segnale importante: dei giovani cittadini valutano criticamente l’indirizzo dell’Amministrazione comunale nei loro confronti, portando il discorso sul delicato piano dell’educazione. Forse qualcosa sta cambiando, e in meglio, se dei ragazzi (alcuni non ancora maggiorenni) rivolgono la loro attenzione al tema e dedicano una riflessione alle proposte della politica locale. Un pensiero che non va trascurato, anche perché – si apprende ancora dalla stampa locale – il tavolo di lavoro che si dedicherà all’argomento vede convocate istituzioni e forze dell’ordine: è vero che la scuola sarà presente ma, parliamoci chiaro, l’istruzione e l’educazione non sono esattamente la stessa cosa. Anche altre realtà – e l’Oratorio ne è un esempio importante – hanno certamente qualcosa da dire in merito.

In questi stessi giorni troviamo in cronaca il tema dell’abbandono dei rifiuti; sulla cronaca di Pordenone si parla di senso civico in picchiata; nelle scuole ad ogni livello si riscontra una preoccupante mancanza di senso civico e di responsabilità negli alunni, che generalmente dimostrano difficoltà ad accettare le più banali regole della convivenza sociale. Credo sia quasi banale affermare che alla grave crisi economica si sovrapponga una gravissima crisi culturale e valoriale, che contribuisce ad aggravare gli effetti della prima perché ostacola il senso di corresponsabilità civile. Il pensiero comune ci ha portati a tenere in sempre minor conto la cosa pubblica, che diventa cosa nostra solo se ci è direttamente utile; questa filosofia, trapiantata nei giovani e negli adolescenti in cerca della propria maturità, può arrivare agli estremi peggiori del vandalismo.

Qualsiasi progetto di tipo politico, quindi, deve necessariamente coinvolgere anche l’aspetto culturale, ricreando il terreno più favorevole alla partecipazione e all’interesse pubblico del bene comune. Solo così le varie proposte potranno essere pienamente efficaci. Un esempio: la raccolta differenziata dei rifiuti, in tutti i Comuni in cui il tema è stato affrontato, ha presto raggiunto soglie importanti e superiori al 70%. Ma solo laddove oltre alla nuova metodologia introdotta si è affiancato un concreto coinvolgimento della popolazione la percentuale si è elevata a livelli realmente virtuosi.

Educare alla partecipazione e alla corresponsabilità, la vera sfida politica per il nostro futuro.