Spilimbergo resti con la Pedemontana

logoAutonomieLocaliDopo l’approvazione del Piano regionale per il riordino territoriale, si è aperto il dibattito sul futuro di Spilimbergo. Secondo il piano dell’assessore Panontin, la destinazione ideale è l’unione con i Comuni della montagna pordenonese, di cui sarebbe “capofila” assieme a Maniago. Il Sindaco Francesconi invece rilancia, proponendo di aggregarsi a San Vito al Tagliamento. Viste anche le diverse appartenenze politiche, subito centrodestra e centrosinistra hanno stilato l’elenco dei possibili risvolti positivi per le rispettive opzioni, chiaramente arrivando a polarizzare il dibattito.

Prima di discutere del metodo, chiariamo l’obiettivo: razionalizzare le competenze e le risorse a disposizione su territori omogenei e più vasti degli attuali Comuni. Sacrosanto e, per alcuni settori, addirittura ancora insufficiente: sto pensando alla gestione dei rifiuti, che in FVG dovrebbe avere almeno dimensione provinciale/regionale. E ancora: pianificazione territoriale, amministrazione contabile, tributi, turismo, ambiente, polizia locale, tutti ambiti in cui l’unione darebbe maggiori strumenti e meno sprechi a vantaggio dell’intero territorio, condividendo le migliori risorse e competenze.

In tutto questo, vedo più naturale e maggiormente ancorato alla storia spilimberghese un legame con le valli che vi convergono piuttosto che con il Sanvitese. Ma, aggiungo, se ci sono opportunità di sviluppo anche con quest’area, forse che le istituende Unioni formeranno una barriera invalicabile? La fusione tra i Consorzi Industriali sta procedendo in autonomia, se Spilimbergo resta con la Pedemontana non colgo un contrasto ma semmai un vantaggio in più per la zona.

L’obiettivo, come chiarito sopra, è ottimizzare e condividere le migliori risorse. Lo strumento è la sinergia, quale che sia la forma burocratica. Se è vero che Spilimbergo ha moltissimi tratti in comune con il Sanvitese, ne faccia buon uso per essere il “ponte” tra la “sua” montagna e la pianura. Un ruolo delicato, ma che può portare ancora più benefici se giocato con la giusta attenzione.

Cofferati lascia il PD «Inaccettabile il silenzio del partito»

L’amico Renzi conosce molti modi di liquidare i suoi avversari. Continua la scalata verso destra e il tentativo di riproporre una nuova Balena Bianca, che però tanto bianca non è più…

Cofferati lascia il Partito Democratico «Inaccettabile il silenzio del partito» – Corriere.it.

Macroregioni – per approfondire

MACROREGIONI al posto delle REGIONI – Superare al più presto le OBSOLETE REGIONI con aree territoriali demograficamente e geomorfologicamente omogene – E il progetto “MACROREGIONI” non è solo finanziario, di spesa: è un’esigenza organizzativa urbana confacente alla mutazione dei tempi.

Approfondimento tratto dal blog Geograficamente | conservazioni e trasformazioni virtuose del territorio.

Regioni: ridurre e razionalizzare

Due deputati dem, Roberto Morassut e Raffaele Ranucci, hanno preso carta e penna per ridisegnare la cartina d'Italia. Ne è uscito fuori UNO STIVALE DIVISO IN DODICI AREE, OMOGENEE PER «STORIA, AREA TERRITORIALE, TRADIZIONI LINGUISTICHE E STRUTTURA ECONOMICA». Alcune sono frutto di una semplice addizione (il Triveneto con Friuli, Trentino e Veneto, oppure l'Alpina con Piemonte, Valle d'Aosta e Liguria). Altre invece mettono assieme province di Regioni diverse: il Levante "ospita" Puglia, Matera e Campobasso, mentre la Tirrenica tiene assieme Campania, Latina e Frosinone. Solo Sicilia e Sardegna manterrebbero il privilegio dello statuto speciale. (Tommaso Ciriaco, da “la Repubblica” del 23/12/2014)

A sorpresa a fine 2014 è spuntato il dibattito sulle macroregioni, partendo dalla proposta del democratico Morassut di portare a 12 le attuali 20 Regioni. Roma Capitale più una serie di vari accorpamenti e smembramenti, nel complesso un guazzabuglio difficilmente realizzabile. Ma l’idea di base non è poi sbagliata: è ormai patrimonio comune che più delle Province sono le Regioni gli enti con maggiori spese (e con maggiori scandali, da Fiorito a Ballaman in avanti ce n’è ovunque…). In calce allego alcuni interventi in merito.

In tutte le situazioni presentate appare scontato che il Friuli Venezia Giulia, che nel recente passato è riuscito a togliere il trattino dalla denominazione, finirebbe in una macroregione triveneta con Veneto, Trentino e Alto Adige. Fine di una specialità? O piuttosto estensione della stessa, magari beneficiando della maggior “scaltrezza” degli altoatesini e del maggior peso politico di Venezia? Se il baricentro fosse per ipotesi Padova, quanto davvero diventerebbe più scomodo rispetto a Trieste? All’interno del nuovo Triveneto anche la riorganizzazione delle Province avrebbe un senso diverso, potendo meglio ridivedere territori tra loro omogenei senza scatenare guerre di confine (es: Portogruaro, Sappada…).

Un ultima nota dedicata agli autonomisti friulani e ai sentimentali: non toccatemi il Friuli, anche per me è speciale il legame con la nostra terra. Ma lasciamo che resti un prezioso bagaglio culturale, da tutelare e curare anche come risorsa; l’organizzazione amministrativa è giusto che segua altri criteri.

Dibattito sulle Macroregioni – dal Messaggero Veneto del 07/01/15
Perchè diciamo SI alle macroregioni – insiemeweb del 29/12/14
Ecco come cambiano le regioni francesi – formiche.net del 18/12/14

Così si mette in sicurezza il Tagliamento

Tagliamento, via la ghiaia: disco verde ai cavatori – Cronaca – Messaggero Veneto.

Con il primo intervento di rimozione della ghiaia per 10800 mc finalmente l’amministrazione regionale compie un passo vero l’unica direzione ragionevole per porre in sicurezza il bacino del Tagliamento. L’incubo delle casse di espansione è ormai un ricordo, anche grazie alle battaglie di associazioni e sindaci della zona; altre più o meno probabili grandi opere iniziavano a sentirsi nominare. Ma come spesso accade la soluzione ce la da la storia: solo fino a pochi decenni fa era possibile intervenire nella golena per raccogliere legna e ghiaia, e il buon senso della gente ha fatto sì che questa operazione avesse effetti positivi sull’equilibrio idrogeologico senza penalizzare la tutela ambientale.

L’augurio è che questi sghiaiamenti rientrino in una visione più ampia e un progetto serio di gestione delle zone fluviali, non solo il Tagliamento ma tutta la Regione: l’esempio più eclatante è il Varma, che regolarmente pone in ostaggio l’intera Valcellina. E sicuramente non mancano altri esempi in Carnia, sul bacino del Natisone o in Canal del Ferro.

Tagliamento, via la ghiaia: disco verde ai cavatori - Cronaca - Messaggero Veneto