Siamo vittime del Porcellum!

elezioniIl sistema elettorale con cui voteremo il 24-25 febbraio non piace a nessuno. Solo lo 0,0016% della popolazione italiana lo apprezza: i 945 parlamentari rispetto ai 60 milioni di cittadini. Non c’è possibilità di scegliere chi ci rappresenterà nella prossima legislatura, gli eletti non lo sono di fatto perché precedentemente nominati dalle rispettive segreterie di partito. Chi ha fatto le primarie ha cercato di porre un qualche rimedio, ma ciò non toglie che lo schifo resti.

Fortunatamente, alle Amministrative la musica è diversa: potremo effettivamente scrivere anche un nome sulla scheda elettorale! E la nostra indicazione potrebbe essere importante, perché il numero delle preferenze sarà sicuramente uno dei criteri per definire i ruoli più importanti nei Consigli e nelle Giunte. Con questo meccanismo, soprattutto per le Regionali i candidati saranno stimolati a spendersi direttamente in campagna elettorale per guadagnarsi i propri consensi elettorali, sostenendo il programma della propria coalizione e cercando di farsi portavoce delle istanze che sentono più vicine per competenze o territorialità.

Alle Comunali questo discorso si ridimensiona, logicamente, per le diverse proporzioni: alle scorse elezioni a Spilimbergo si presentarono 6 liste, poco meno di 120 persone. Uno spilimberghese ogni cento si è messo in gioco, ma quanti di questi fecero davvero campagna elettorale, quanti potenzialmente avrebbero potuto amministrare un assessorato, e quanti invece andavano semplicemente a riempire una casella?

Sicuramente anche alle prossime elezioni ci saranno uno o più confronti pubblici tra i candidati Sindaco; sarebbe significativo organizzare un confronto sui programmi animato non da questi, ma da altri candidati nelle rispettive liste. Sarebbe una prova interessante del coinvolgimento e della competenza non solo di chi aspira al ruolo di primo cittadino, ma anche di chi si propone di dargli una mano nell’amministrazione della Città.

Mi rendo conto della dimensione utopistica dell’idea; resta però la provocazione, lo stimolo a far entrare maggiormente nel dibattito chi, con la propria candidatura, dichiara la volontà e la disponibilità a sedere per cinque anni in Consiglio Comunale non come complemento d’arredo, ma come parte importante del primo livello di democrazia popolare. Dimostrare da subito di meritarsi la fiducia del cittadino non per la semplice simpatia o conoscenza personale, ma soprattutto per la competenza, la dedizione, la motivazione.

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