Due Comuni per due Valli

Si è trovato l’accordo per consentire il terzo mandato nei Comuni con popolazione inferiore ai 2000 abitanti. Uno dei motivi principali è la difficoltà a trovare amministratori pubblici in realtà piccole: pensiamo che di 50 Comuni pordenonesi, sette (Andreis, Barcis, Cimolais, Clauzetto, Erto e Casso, i due Tramonti) non superano i 500, altri quattro (Castelnovo, Claut, Frisanco e Vito d’Asio) sono sotto i 1000 abitanti.

Il problema numerico non si ferma però agli amministratori. Gli stessi uffici comunali sono ormai in sofferenza cronica e solo una fitta rete di collaborazioni sta evitando il peggio, rendendo così ancora più oneroso l’incarico del Sindaco, che paradossalmente meriterebbe un’indennità inversamente proporzionale ai residenti in considerazione delle responsabilità che si assume. Di fronte alla legge, gli obblighi ad esempio di Pietro Gerometta (Sindaco di Vito) sono analoghi a quelli della capitolina Virginia Raggi, con un evidente divario di mezzi a disposizione per il loro adempimento.

Una coraggiosa e razionale riflessione si impone, prima di dover tamponare situazioni più gravi; la presenza dell’istituzione pubblica va salvaguardata e mantenuta capillare anche nelle zone meno popolate, ma per quei servizi essenziali (anagrafe, sociale) più vicini alla sfera individuale. Competenze di carattere strategico (lavori, ambiente, reti) possono essere gestiti a livelli più macro, anche provinciale.

Organizzato in questo modo, può vedere la luce un modello di Comune più esteso, focalizzato sul proprio territorio, la cui rappresentanza viene garantita da un’adeguata gestione di deleghe nei consigli comunali. Un’ipotesi esemplificativa sui territori più vicini: il “Comune della Val Cosa”, con una popolazione di 3034 abitanti, manterebbe delle sedi operative ridotte per l’anagrafe e i servizi sociali a Travesio e Clauzetto, con il municipio a Paludea (baricentrico) a ospitare area tecnica e finanziaria, sebbene le stesse potrebbero essere ulteriormente razionalizzate con il “Comune della Val d’Arzino” da organizzarsi per analogia.

Osando (?) ancora, il “Comune delle Due Valli” raggiungerebbe 5282 abitanti e sarebbe amministrato da un consiglio comunale di 16 persone e una Giunta con 4 assessori più il Sindaco. Con gli opportuni equilibri, ciascuna delle realtà preesistenti avrebbe degna rappresentanza, magari istituendo deleghe territoriali anzichè di competenza; o con opportuna revisione della legge elettorale.

Pieve di San Martino d’Asio

Spilimbergo resti con la Pedemontana

logoAutonomieLocaliDopo l’approvazione del Piano regionale per il riordino territoriale, si è aperto il dibattito sul futuro di Spilimbergo. Secondo il piano dell’assessore Panontin, la destinazione ideale è l’unione con i Comuni della montagna pordenonese, di cui sarebbe “capofila” assieme a Maniago. Il Sindaco Francesconi invece rilancia, proponendo di aggregarsi a San Vito al Tagliamento. Viste anche le diverse appartenenze politiche, subito centrodestra e centrosinistra hanno stilato l’elenco dei possibili risvolti positivi per le rispettive opzioni, chiaramente arrivando a polarizzare il dibattito.

Prima di discutere del metodo, chiariamo l’obiettivo: razionalizzare le competenze e le risorse a disposizione su territori omogenei e più vasti degli attuali Comuni. Sacrosanto e, per alcuni settori, addirittura ancora insufficiente: sto pensando alla gestione dei rifiuti, che in FVG dovrebbe avere almeno dimensione provinciale/regionale. E ancora: pianificazione territoriale, amministrazione contabile, tributi, turismo, ambiente, polizia locale, tutti ambiti in cui l’unione darebbe maggiori strumenti e meno sprechi a vantaggio dell’intero territorio, condividendo le migliori risorse e competenze.

In tutto questo, vedo più naturale e maggiormente ancorato alla storia spilimberghese un legame con le valli che vi convergono piuttosto che con il Sanvitese. Ma, aggiungo, se ci sono opportunità di sviluppo anche con quest’area, forse che le istituende Unioni formeranno una barriera invalicabile? La fusione tra i Consorzi Industriali sta procedendo in autonomia, se Spilimbergo resta con la Pedemontana non colgo un contrasto ma semmai un vantaggio in più per la zona.

L’obiettivo, come chiarito sopra, è ottimizzare e condividere le migliori risorse. Lo strumento è la sinergia, quale che sia la forma burocratica. Se è vero che Spilimbergo ha moltissimi tratti in comune con il Sanvitese, ne faccia buon uso per essere il “ponte” tra la “sua” montagna e la pianura. Un ruolo delicato, ma che può portare ancora più benefici se giocato con la giusta attenzione.