25 aprile fra storia e politica

Difficile pensare ad una nuova stagione politica nella Repubblica fino a quando il 25 aprile non verrà definitivamente consegnato alla storia italiana, al pari di altre date storiche di valore assoluto, ma che non costituiscono più occasione di polemiche, divisioni, critiche. Il 4 novembre, per non far nomi, ha sancito la fine della Prima Guerra Mondiale; non è più festività (è stata soppressa e ce la ritroviamo tra le ore di permesso retribuite) e pochi ricordano cosa sia. Il 25 aprile per l’Italia è finita la Seconda Guerra Mondiale, ed è la principale festa civile del Paese. Tralascio il pensiero che noi italiani autolesionisti siamo più propensi a festeggiare una sconfitta che una vittoria…

Oltre alle solite polemiche ancorate a fascismo e antifascismo, i valori della Resistenza, i partigiani, ecc… argomenti su cui non spendo parole inutili e che sarebbe bene restassero nei programmi di storia anziché popolare discorsi politici e manifestazioni varie, questo 25 aprile si è arricchito della polemica sull’apertura festiva dei negozi. Singolare che, potendo contare circa sessanta giorni all’anno dedicati alle festività religiose, il discorso rispunti fuori in una delle poche festività civili. Sull’argomento sono molto tradizionalista (la domenica non si lavora, punto) e mi infastidisce che il 25 aprile diventi più sacro di una “qualunque” domenica; credo anzi che sarebbe più giustificato fare un’eccezione al lavoro festivo in queste giornate che alla domenica.

Adesso avanti, verso il Primo Maggio, Festa del Lavoro. Anche qui, il carattere a mio avviso più interessante è quello in assoluto meno reclamizzato: è festa in tutta Europa, non solo al concertone di Roma… è la festa di tutti i lavoratori, non solo dei sindacati… ma se così fosse non potremmo polemizzare, e che festa sarebbe?

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