Sperimentare il co-housing sociale

Mi hanno colpito molto le parole di Miria Coan, presidente dell’ASP Umberto I di Pordenone. Sul Messaggero Veneto del 9 febbraio ipotizza un modello di “convivenza tra amici, tra persone che condividono affetti e familiarità” che si rifa al co-housing, partito dalla Danimarca e in espansione in Europa e Stati Uniti. Un modello residenziale in cui ciascun abitante o coppia ha la propria casa, ma ci sono degli spazi comuni per la convivenza, il tempo libero, per contrastare la solitudine che spesso accompagna gli anziani.

Certamente la “fusione a freddo” di persone con vissuti diversi non in un “albergo” come può essere pensata la casa di riposo, ma in una casa a tutti gli effetti, porta con sè moltissimi aspetti da approfondire. In Italia esistono diversi esempi che coinvolgono tutte le fasce di età, la terza età culturalmente è più difficile da “aggredire” per la cultura abitativa della famiglia classica. Cambiare casa, condividere spazi con persone nuove, innestarsi in una nuova “famiglia” sono passaggi ostici; dall’altra parte, sempre più spesso l’anziano resta solo, in una casa ormai troppo grande, con un crescente bisogno di un aiuto che da saltuario può diventare costante, fino al ricorso alla badante.

Situazioni che economicamente possono non essere sostenibili, questa può essere la chiave per affrontare la sfida culturale del co-housing. Da accompagnare con una progettualità ricca di competenze e di attenzioni per valorizzare i vantaggi di una nuova socialità e assorbire i naturali contraccolpi.

Come approfondimento, rimando ad un’interessante analisi su secondowelfare.it – Cohousing: a solution for the Elderly?

Senior co-housing, rivoluzione dell’abitare per gli over 50 – fonte: La Stampa

Napoli, coabitazione tra anziani come antitodo alla solitudine: l’idea del figlio di un immigrato – fonte: Il Mattino

Senior cohousing in Trentino: l’esperienza di Casa alla Vela – fonte: secondowelfare.it

 

Nonetheless, it is reasonable to believe that in the years to come, such a trend could change. This could be the result of a necessity: changes within familiar and social structures will impose to look for care and socialization even externally to the familiar nucleus. This is also partially due to cultural reasons: the elderly of the future will probably be more informed and open minded towards new welfare services – among which cohousing – and will better understand their positive outcomes thus how to profit the most.

Housing and welfare policies’ innovation is going through a cultural change that needs to be promoted among citizens and among private and institutional investors, in order to give birth to a ‘pioneering phase’ founded upon private initiatives and upon the involvement of local group, systems, and communities in which innovative projects can be experimented.

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