Partecipazione e coinvolgimento, utopia politica?

Partecipazione è parola ricorrente quando si parla di politica, soprattutto se si parla di cambiare, rinnovare, rifondare, formattare. In particolare si cerca la partecipazione dei giovani, che come sempre ricoprono il duplice ruolo di fannulloni scansafatiche (“bamboccioni” la citazione più celebre, per non parlare delle simpatiche esternazioni della Fornero) e salvatori della Patria (“la classe dirigente del futuro”). La stessa definizione dell’arco temporale “giovanile” sarebbe argomento interessante, per capire chi si cerca ardentemente quando si chiede dei giovani.

Venerdì 13 il gruppo consiliare ha organizzato una serata informale invitando tutti i cittadini a una chiacchierata informale con gli amministratori del Comune. Non interessano qui giudizi di parte, con una certa condivisibile tranquillità si può affermare che l’occasione era molto interessante e con pochi (o alcuno) precedenti nella cronaca spilimberghese. All’appuntamento sono accorse circa una cinquantina di persone, tanti o pochi? Se invece del 13 luglio fosse il 13 marzo 2013, a ridosso delle elezioni, quale pubblico avrebbe raccolto?

Perché la partecipazione e l’interesse, si sa, hanno un picco in vista delle elezioni, per poi crollare miseramente subito dopo: pochi di quelli che si erano avvicinati restano “sul pezzo”, assuefatti da una società che vive di mode, e anche le amministrative diventano solo un evento “trendy”.

Purtroppo è qui che si nasconde la vera anti-politica: gli scandali e gli sprechi dei livelli più alti, in particolare a Roma, sono certamente da eliminare, ma il male peggiore resta il disinteresse del cittadino, che così facendo autorizza altri a decidere per sé.

Dunque, ai partiti il compito di coinvolgere nuovamente i cittadini nella cosa pubblica: la serata di venerdì scorso è un primo, encomiabile tentativo del PdL, ma mi auguro che anche le altre forze sappiano offrire occasioni analoghe di confronto.

A noi cittadini l’impegno a smetterla con le solite chiacchiere al bancone del bar, perdere qualche minuto più a informarsi (internet, giornali, e tanta curiosità) e subito dopo iniziare a mettere il naso nelle sedi dei partiti: è da qui, e solo da qui – piaccia o meno – che può iniziare un qualsivoglia cambiamento.

Chiudo augurandomi che presto i partiti, le civiche, i movimenti locali possano contare su un numero sempre maggiore di aderenti e simpatizzanti; non importa di quale colore o fede politica, più persone si dedicano al bene comune, maggiori possibilità ci sono di trovare soluzioni valide per tutti.

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