Povertà a Spilimbergo

Di seguito pubblico la relazione delle attività del Centro Caritas di Spilimbergo per l’anno 2009. Un documento che testimonia in pochi numeri ma molto fedelmente la difficile situazione sociale a Spilimbergo, cui è difficile far fronte sia per la perdurante crisi, sia perché la solidarietà e l’impegno dei volontari, pur notevoli, non bastano mai.

Difficile lo è stato davvero il 2009. Difficile soprattutto per coloro che hanno fatto l’esperienza della mancanza o perdita del lavoro. La crisi economica già iniziata nel 2008 si è ulteriormente dilatata andando a raggiungere, come una grande macchia d’olio, molti settori della vita produttiva. La chiusura totale di molte imprese e la ridotta attività operativa di altre, soprattutto nell’alto spilimberghese, hanno diminuito le ore di lavoro e cancellato centinaia di posti con una pesante ricaduta sui redditi famigliari. Gli interventi assistenziali, cosiddetti “ammortizzatori sociali”, previsti dalle leggi per salvaguardare, almeno in parte, un reddito di sussistenza ai lavoratori colpiti, si sono rivelati inadeguati in termini temporali poiché lontani sono ancora i tempi per una ripresa occupazionale consistente.
A farne le spese sono state, al solito, le famiglie più deboli, cioè quelle non protette da vincoli parentali, quelle che non hanno potuto contare su aiuti o sostegni economici di genitori, nonni, fratelli, amici, ecc… Sono per lo più famiglie che contavano solo sul reddito del capo famiglia, che si è ritrovato senza lavoro, hanno tre o quattro figli minori o/e con figli maggiorenni disoccupati. Hanno affitti o mutui onerosi contratti, forse incautamente, pensando ad una certezza costante del reddito e confidando nella speranza utopistica di un qualsiasi lavoro per i lmi1iri. Si ritrovano con bollette del Gas o dell’Enel insolute, con debiti accumulati per spese condominiali o con l’impossibilità di assolvere i mutui per la casa.
A queste problematiche molte volte si accompagna una situazione familiare difficile in cui o l’abbandono del partner, o la presenza di persone con disagi psichici o l’invalidità al lavoro a causa di infortunio o malattia, rendono difficoltoso ogni tipo di inserimento lavorativo.
L’80% è composto da famiglie di immigrati che hanno coltivato il sogno di vivere in Italia e di accedere allo stile di vita della nostra società. Fra essi moltissimi con contratti di lavoro a termine che purtroppo non sono stati più rinnovati.
Anche fra i nostri connazionali, seppure in quantità minore, si sono rilevate situazioni di bisogno contrassegnate sempre da indebitamenti, insolvenze di utenze, affitti non pagati, e riconducibili alla perdita del lavoro, ai redditi ridotti per la Cassa integrazione, per l’indennità di disoccupazione o alla totale assenza di entrate. Le persone che si sono rivolte al centro nel 2009 sono state 150 ma la ripetuta frequenza nelle visite (436 incontri), che si è accentuata progressivamente negli ultimi mesi dell’anno, offre uno spaccato significativo della situazione di precarietà generale in cui versano molte famiglie della nostra comunità.
Eloquenti infatti sono i dati sulle problematiche che ogni persona ha portato con sé.
Un centinaio di esse è riconducibile a difficoltà economiche che oscillano dalla condizione di un reddito insufficiente per un minimo vitale all’estrema povertà. Sono situazioni drammatiche in cui anche lo scaldarsi diventa un lusso in quanto non ci sono i soldi per il gas o la luce elettrica e non c’è la possibilità di attivare una stufa a legna. Il motivo ricorrente delle richieste quindi è prima di tutto la ricerca di un lavoro di qualsiasi genere, a ciò si accompagna quasi sempre la richiesta di alimenti, di aiuti economici per il pagamento di affitti arretrati, delle bollette, ticket sanitari e biglietti di viaggio, di indumenti, corredini e accessori per neonati, di arredi e coperte.
Purtroppo sul fronte dell’occupazione poco o nulla è stato possibile fare.
La maggior parte di chi chiede un lavoro ha già battuto la strada delle Agenzie del lavoro, dei Centri per l’impiego, delle Aziende Agricole e qualcuno si è recato anche al Sud per i lavori stagionali nell’agricoltura.
Anche il fenomeno delle “assistenti familiari” ha subito una notevole flessione, infatti si è verificato un drastico calo delle richieste (13) da parte delle famiglie, che sembra cerchino di risolvere nell’ambito parentale le problematiche degli anziani (nel 2008 le richieste di assistenti familiari , le cosiddette “badanti” sono state 34).
Il Centro, che nell’arco dell’anno è rimasto aperto 90 giorni, ha cercato di offrire alle persone che vi sono approdate, prima di tutto, un’accoglienza rispettosa della loro dignità umana, un ascolto attento e partecipe ai racconti di vita, un messaggio di speranza negli smarrimenti e nello sconforto presente in molte situazioni.
I volontari si sono adoperati nell’opera di informazione sugli aiuti previsti dalla legislazione corrente, indirizzando e orientando i visitatori verso i Servizi Sociali presenti nel territorio, o altre strutture pubbliche e private.
Ci si è inoltre attivati per rispondere, in qualche modo, alle emergenze di carattere economico sia mediante le risorse messe a disposizione dalla Parrocchia (contributi economici e alimenti, raccolti in Parrocchia in occasione di eventi che coinvolgono le famiglie o durante periodi dell’anno appositamente destinati a tale scopo) sia utilizzando piccole offerte, indumenti e beni offerti da privati. Da segnalare che dal prossimo anno sarà messa in atto anche la convenzione con il Banco Alimentare di Pasian di Prato. Due operatori del Centro si faranno carico del ritiro dei viveri, della conservazione in deposito e della preparazione dei pacchi alimentari.
Se anche nella nostra comunità si colgono i segnali di un malcelato risentimento verso lo straniero, ci conforta constatare che è ancora vivo e presente il valore della solidarietà.
Le cosiddette “Borse Spesa” distribuite nel 2009 e contenenti vari generi alimentari di prima necessità, sono state 136, gli arredi, gli accessori e corredini per neonati 22, la consegna di indumenti 42, i sussidi economici di modesta entità 11.
Per cinque situazioni complesse, il Centro si è rivolto alla Caritas Diocesana di Pordenone per attingere allo speciale Fondo di solidarietà, promosso dal Vescovo per far fronte alle emergenze più gravi.
Per esse si è reso necessario stabilire contatti diretti con i Servizi Sociali, al fine di individuare il tipo di intervento più idoneo. Prezioso inoltre è stato l’apporto di un operatore per le sue competenze specifiche sugli Istituti di Credito. Il Fondo è stato utilizzato per il pagamento di affitti arretrati, per il saldo di bollette Eni ed Enel e per l’Assicurazione di automobile.
Anche se numericamente esigue, non sono da sottovalutare le situazioni di conflittualità verificatesi all’interno delle famiglie. I disagi, i maltrattamenti e in qualche caso anche le violenze fisiche non sono mancate nel panorama delle povertà. Sono realtà molte volte connesse alle problematiche di una difficile integrazione, allo scontro di culture diverse, all’acquisizione e imposizione di ruoli familiari non accettati, in cui la donna e i minori sono la parte più debole e più colpita. Data la complessità di tali situazioni, gli interventi si sono limitati ad un ascolto attento e all’orientamento delle persone verso le strutture pubbliche adeguatamente preposte (Consultorio Familiare e Serv. Sociali, ASL).
Per le situazioni di disagio psichico e psicologico che, se pur limitate (3%), si sono puntualmente presentate nell’arco dell’anno, si è cercato di offrire un ascolto adeguato con consigli e indirizzi orientati ad Enti o associazioni specifiche.
Ancora molte e multiformi quindi sono le povertà che la nostra cosiddetta società del benessere ci presenta. Esse costituiscono uno stimolo a ricercare e trovare modi e tempi che conducano ad efficaci soluzioni del problema o almeno a limitarne e arginarne la gravità. Per noi tutti è un impegno il farsi parte attiva nel processo di sensibilizzazione delle coscienze affinché ogni persona si senta coinvolta e partecipe di una realtà che non si può e non si deve ignorare.

1 thought on Povertà a Spilimbergo

  1. A leggere il rapporto, a vedere che a Spilimbergo ha aperto i battenti il 2o negozio “compro oro” non si può che prevedere un 2010 peggiore del 2009 🙁

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