Fontana leggera, perché no?

E’ sul profilo Facebook del Sindaco Francesconi che si legge di questa iniziativa, presentata in Giunta dal primo cittadino giovedì 13 ottobre. La chiama “Casa dell’Acqua”, in letteratura la si trova come “fontana leggera”, e si tratta di un’idea che colpisce due segmenti molto importanti: la diminuzione dei rifiuti urbani e il commercio delle acque minerali.

In sostanza si tratta di un piccolo fabbricato – potrebbe somigliare a una delle casette in legno di corte Europa – che ospita due erogatori di acqua alla spina, uno naturale e l’altro frizzante. L’acqua non è altro che quella dell’acquedotto comunale! Il cittadino può servirsene ricaricando le proprie bottiglie in plastica, che quindi non sarebbero più monouso ma potenzialmente eterne. Proviamo a capirne quindi tutti i vantaggi:

  • l’acqua minerale ha parametri normativi più permissivi dell’acqua potabile; il limite di arsenico è cinque volte superiore (max 50µg/l la minerale, max 10µg/l la potabile), le concentrazioni di ferro, alluminio e fluoruro non sono vincolate. In sostanza, a livello legislativo un’acqua minerale può non essere potabile!
  • l’acqua minerale ha costi centinaia di volte superiori all’acqua potabile, verificate la bolletta dell’acquedotto…
  • ogni 10000 lt di acqua erogata (consumo mensile ipotetico) si risparmiano 350 kg di plastica, cioè oltre 4000 kg/anno.  Posto che sono cifre ipotetiche, significherebbero comunque un risparmio al Comune in termini di smaltimento, di riflesso una diminuzione del tributo (nonché cassonetti meno pieni). In termini di CO2 sarebbero 48 kg/mese in meno.
  • l’investimento di soldi pubblici è minimo: la fontana costa sui 15000 €, a cui vanno sommati gli oneri per l’allacciamento e la struttura ospitante. Restando nell’ipotesi di 120000 lt/anno, a 10c/lt si rientra in meno di 2 anni.
  • la fontana leggera ripropone un elemento sociale ormai perso, ma vivo e importante fino a pochi decenni fa, quando le fontane pubbliche erano più numerose, più necessarie e quindi più frequentate. Ritornerebbe l’idea di luogo pubblico come punto di aggregazione, una vera rarità al giorno d’oggi.

L’idea è senz’altro valida: lo sarà ancor più se diventerà la prima mossa di un piano più ampio sui rifiuti urbani. Se è vero che la raccolta differenziata ha portato notevoli miglioramenti, una buona politica ambientale non si può limitare a ottimizzare la raccolta e lo smaltimento, ma deve necessariamente puntare a ridurre la produzione dei rifiuti e promuovere tutte le forme di “lotta all’imballo” e allo spreco in genere.

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